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Bambility: effetti benefici sulla competenza emotiva

abilità motorie

La competenza emotiva è un’abilità complessa, che si sviluppa fin dai primi mesi di vita del bambino e lo accompagna per tutta la sua crescita (e direi anche per tutta la sua vita). E’ possibile suddividere la competenza emotiva in tre componenti:

  • l’espressione emotiva, che dipende dalla consapevolezza del proprio stato emotivo e dalla capacità di utilizzare il lessico emotivo;
  • la comprensione emotiva, che permette di riconoscere e discriminare le emozioni dell’altro e di empatizzare con le esperienze emotive altrui;
  • la regolazione emotiva, resa possibile dal monitoraggio consapevole dei propri comportamenti emotivi e dell’impatto sociale da essi generato.
Da quanto detto finora risulta evidente che lo sviluppo emotivo del bimbo non può prescindere dalle relazioni interpersonali che vive quotidianamente. Bambility è stata pensata come un’occasione per dare valore alle emozioni, in un contesto di scambi comunicativi significativi. L’obiettivo principale di Bambility è infatti quello di potenziare la competenza emotiva dei bimbi.

Recentemente abbiamo partecipato ad un incontro con le maestre dei 54 bambini di 4 e 5 anni, che hanno già preso parte agli incontri di Bambility. In questa occasione abbiamo avuto modo di appurare che l’obiettivo di Bambility è stato raggiunto con successo.

Per dimostrare quanto detto, riportiamo di seguito le riflessioni di alcune maestre, che hanno raccontato i cambiamenti riscontrati nei bimbi grazie a Bambility:

  • Bambility ha favorito un incremento di comportamenti cooperativi: i bambini, durante lo svolgimento di tavole che richiedevano il lavoro a coppie, tendevano a motivarsi a vicenda e a collaborare per consentire al cane di svolgere al meglio l’esercizio;
  • I bimbi, che nei primi incontri tendevano a raccontare la propria esperienza con i propri cani, hanno imparato a fare domande, attendere la risposta del tecnico Bambility e ascoltare composti le domande dei compagni;
  • I bimbi generalmente più irruenti e vivaci grazie a Bambility hanno imparato a rispettare maggiormente le esigenze dei compagni e del cane e ad attendere il proprio turno;
  • Molti bimbi – specie i più timidi e introversi – da quando hanno partecipato a Bambility, giocano spesso a mettersi nei panni del cane, coinvolgendo i propri compagni. Durante il gioco alternano momenti in cui esprimono i propri bisogni e ricevono cure a momenti in cui si prendono cura dei propri compagni;
  • La presenza del cane e l’espressione dei suoi bisogni hanno consentito ai bimbi di acquisire rapidamente informazioni, anche se presentate una volta sola (ad esempio, i bimbi hanno memorizzato senza difficoltà la corretta modalità di avvicinamento al cane, hanno rispettato la regola del silenzio, hanno imparato come “applaudire” al cane);

Nel complesso possiamo quindi affermare che Bambility abbia migliorato le capacità attentive, di autocontrollo e di autoregolazione dei bimbi. Siamo molto contenti che Bambility sia foriera dei suddetti cambiamenti – che denotano un miglioramento soprattutto nella regolazione emotiva – perché è scientificamente dimostrato che una buona regolazione emotiva è generatrice di molteplici benefici, tra cui:

  • buon adattamento a scuola, a cui consegue una maggiore probabilità di successo scolastico;
  • interazioni sociali più efficaci, che consentono una maggiore accettazione da parte del gruppo dei pari;
  • elevata autoefficacia percepita, che contribuisce a generare un’immagine positiva di sè.

I CANI POSSONO AIUTARE I BAMBINI AFFETTI DA AUTISMO?

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Posted on 3 marzo 2013 by Paola De Ruggieri

 

Articoli, Notizie dal Mondo, pet therapy

                       

I cani possono essere dei “catalizzatori” sociali per i bambini autistici

L’autismo (o disordine dello spettro autistico) è un gruppo di disturbi dello sviluppo cerebrale che ostacolano la capacità del bambino di comunicare e interagire socialmente. Il disturbo dello spettro autistico va dai casi più gravi, che vanno sotto la dicitura di “autismo classico”, alla forma relativamente più lieve chiamata sindrome di Asperger.
Un team dell’Istituto Superiore di Sanità di Roma, guidato dalla dott.ssa Cirulli e dal dott. Alleva, ha studiato come i cani possano svolgere la funzione di “catalizzatori” sociali per i bambini affetti da questo disturbo. I cani, infatti, possono aiutare questi bambini a sviluppare emozioni e legami affettivi.
È noto come i cani siano in grado di aiutare in molti modi persone affette sia da patologie fisiche che da patologie mentali. Conosciamo tutti i “cani da assistenza” (per esempio i cani guida per ciechi), che vivono al fianco del loro proprietario aiutandolo in tutto e per tutto, regalandogli più autonomia e meno stress!
Il team ha svolto delle ricerche per capire se questi cani possano essere d’aiuto per i bambini affetti da autismo e in che modo il supporto dei cani possa essere utile ai bambini e alle loro famiglie per vivere una vita più serena. Lo studio è stato pubblicato a Febbraio sul Journal of Alternative and Complementary Medicine, ma i ricercatori, che non vogliono saltare a conclusioni affrettate, hanno comunicato che si stanno muovendo nella giusta direzione e stanno avendo riscontri positivi.

 

grazie alla presenza dei cani l’aggressitività di alcuni bambini è calata notevolmente e sono aumentati i sorrisi.

Il team della dottoressa Cirulli ha pubblicato sei studi sugli effetti dei cani sui bambini autistici.

In uno di questi studi hanno riscontrato come, durante la sessione di terapia in cui il cane era presente, i bambini erano molto più loquaci e propensi alle interazioni sociali. In un altro studio si è riscontrato come, sempre grazie alla presenza del cane durante la seduta di terapia, l’aggressività di alcuni bambini calasse notevolmente e i sorrisi fossero più frequenti. Volendosi soffermare soltanto sui parametri fisiologici (tralasciando il lato emotivo e psicologico), i ricercatori hanno notato come i livelli di cortisolo (ormone dello stress) calassero notevolmente in presenza del cane e si rialzassero tutte le volte in cui il cane veniva allontanato.
Però non guardiamo solo i numeri e i parametri…veder sorridere e interagire un bambino autistico è una vittoria per i ricercatori ma soprattutto per le famiglie e per i bambini stessi!

Il team ha svolto anche un altro tipo di studio focalizzando l’attenzione su dei cani addestrati a vivere direttamente con le famiglie. Questi cani aiutano il bambino a “rimanere al sicuro”. In poche parole, ogni volta che la famiglia non è presente, il cane deve stare attento che il bambino non fugga o non si faccia male. In alcuni casi, i genitori e le famiglie di bambini affetti da autismo, con la loro (comprensibile) ansia, contribuiscono all’isolamento sociale di questi ultimi rischiando di creare ancora più difficoltà. Un cane da assistenza ad hoc potrebbe fare la differenza sia per la famiglia
(che potrebbe vivere meno l’ansia della situazione) sia per il bambino (che psicologicamente e fisicamente ne trarrebbe tutti i vantaggi)!

 

i cani addestrati a vivere con le famiglie aiutano il bambino autistico a “rimanere al sicuro”.

Ovviamente, questo non è un discorso che può essere applicato genericamente a tutti i bambini autistici. Per alcuni bambini affetti da autismo, infatti, il cane non è la soluzione migliore perché potrebbe portarli a sviluppare o incrementare un comportamento “iper”.

Però la ricerca procede…
Quello che si deve sottolineare è che gli studi sono stati condotti con l’ausilio di cani da assistenza, cani preparati a svolgere certi lavori e a relazionarsi a persone di vario tipo o affette da varie patologie. Sarebbe un pericoloso azzardo dire che tutti i cani possono aiutare questi bambini! Di sicuro avere al fianco un cane in molti casi può essere terapeutico, ma quando si tratta di situazioni serie, e soprattutto quando ci sono di mezzo dei bambini, è bene affidarsi a “cani con esperienza” in ambito terapeutico.

 

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Così un pò per gioco un pò per sfida voglio provare a mettere in rete le mie passioni e le mie idee per quanto stravaganti possano essere, un pò pasticciosamente un pò artisticamente, un pò animalescamente…vedremo cosa nascerà

Ecco un meraviglioso articolo di Alex Lommtzsch sulla Gestalt Pedagogia

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Pedagogia Umanistica – un concetto olistico di apprendimento

ovvero: il piacere di insegnare

L’approccio gestaltico, non essendo un approccio tecnico – strumentale, ma esistenziale – umanistico, coinvolge tutta la persona con la sua esperienza di vita in senso storico, biologico, ambientale e relazionale e la colloca al centro del processo di apprendimento.

La consapevolezza di se stesso crea una “stile di vita”, un modo di essere nel mondo in cui la responsabilità per i propri sentimenti, bisogni ed azioni sta in primo piano.

Di conseguenza non c’è più scissione tra quello che uno è e quello che uno fa.

Non faccio l’insegnante ma lo sono.

Lo stile di vita diventa anche stile professionale ed è qui che l’insegnante nella scuola diventa un pedagogo esistenzialista – umanista, per il quale la ricerca attiva e responsabile del proprio benessere è strettamente legata al piacere di esserci – anche nella professione.

“pedagogia esistenziale” o “confluent education”, come diceva G.Brown 1, allievo di F.Perls e primo ideatore dell’approccio didattico che da più di 15 anni viene proposto e insegnato nei paesi Nord-Europei, in particolare in Germania 2.

Hilarion Petzold, fondatore dei FPI – Fritz Perls Institut in Germania scrive 3:

“Apprendere non deve diventare fine a se stesso, un accumulo di “sapere” senza un orientamento globale.

Apprendere dovrebbe sempre avere come obiettivo comprendere meglio se stesso e gli altri nel proprio contesto di vita per creare modi di convivenza sempre più umani.

Questo presuppone che gli alunni sappiano per che cosa imparano e gli insegnanti per che cosa insegnano e che le lezioni vengano vissute e comprese per quello che sono:

una situazione interpersonale e non un centro elaborazione dati.

Una pedagogia esistenziale e la sua didattica esistenziale sollecita la riflessione sul proprio “volere” – che cosa voglio, e sul proprio “fare” – che cosa faccio, non nel senso di una riflessione astratta ma di un insieme vissuto costituito di emozioni, valori e posizioni soggettive.”

L’ Insegnante sviluppa le sue potenzialità per essere autentico nel momento in cui invita l’alunno a sviluppare le proprie e non si nasconde dietro una maschera professionale o un atteggiamento di “neutrale” oggettività, anzi è coinvolto e partecipe in prima persona, con i propri desideri, le proprie esperienze e le proprie emozioni.

Nel suo lavoro sostiene ed incoraggia l’alunno a diventare responsabile per le sue scelte e le sue decisioni, in modo che il suo spazio d’azione aumenti invece di restringersi.

L’individuo, così, con il sostegno e l’incoraggiamento dell’Insegnante, sviluppa le proprie capacità e impara a realizzare se stesso ed i suoi obiettivi, diventando consapevole sia dei fenomeni di rigetto che di quelli di adattamento; impara in definitiva a riconoscere la differenza tra la manipolazione, da un lato, e le azioni responsabili, dall’altro.

L’insegnante non si occupa più di come motivare gli alunni, ma stimola e cerca le loro motivazioni e coinvolgimenti e da questi parte, riparte dal piacere d’imparare che è innato in ogni essere umano.

Possiamo riassumere come segue gli obiettivi di una formazione in didattica della “pedagogia esistenziale”:

integrare nelle specifiche professionalità dell’insegnante le conoscenze e la esperienza del processo olistico dell’apprendimento che integra aspetti emotivi, cognitivi e corporei;

sviluppare la dimensione soggettiva di ciascun partecipante mediante un addestramento allo stare nella relazione;

ottimizzare le potenzialità cognitive ed emozionali dei partecipanti per un benessere integrato e globale, corporeo – affettivo – relazionale, sia dell’alunno che dell’insegnante.

Fondamentale è la comprensione della spirale di contatto. Spirale, perché raffigura l’aspetto di crescita, ingrandimento e espansione, sottolineando, che, dopo una esperienza non ripartiamo dal punto di partenza ma abbiamo assimilato qualcosa di nuovo che ci ha trasformato e arricchito.

– che cosa sento

– che cosa voglio

– che cosa faccio

– che cosa sento dopo averlo fatto

Esempi vari!

Il significato del concetto del contatto per il processo dell’apprendimento è il seguente:

Nel campo pedagogico il modello del contatto può contribuire alla comprensione delle modalità e dei motivi per cui un processo di apprendimento é avvenuto o é fallito.

Il modello di contatto può essere utilizzato sia per l’analisi sia per la strutturazione di processi d’insegnamento e di apprendimento;

Per il lavoro dell’insegnante il modello di contatto suggerisce una determinata sequenza cronologica.

Un contatto intenso verso l’oggetto di apprendimento può essere sostenuto osservando le varie fasi del processo del contatto già nella programmazione della lezione;

Nella fase del “Che cosa sento” (pre-contatto) si evidenziano il:

punto di partenza che é la consapevole percezione di come sto in questo momento, Si tratta di chiudere “affari irrisolti”, verificare dove sta la mia energia, concentrarmi, cercare contatto con gli altri membri del gruppo

chiarimento dei bisogni che significa sentire  di che cosa ho bisogno e di che cosa hanno bisogno gli altri, e cercare l’espressione comune del tema, argomento;

la Sintonizzazione sul tema che é la  percezione delle preferenze e delle resistenze in me, con la conseguente apertura al tema;

A questo punto é facile capire come, a differenza dei modi di procedere nelle didattiche tradizionali, la Gestalt – Pedagogia non é solo una strategia di motivazione, ma é innanzitutto un chiarimento del proprio rapporto con le varie materie d’insegnamento.

Nella fase del “Che cosa sento” é importante responsabilizzarsi per il proprio interesse al processo di apprendimento avendo presenti i propri stati d’animo.

Fase del “Che cosa voglio” (contatto):

nella fase del contatto il bisogno iniziale si sposta sullo sfondo e la domanda che cosa voglio e “come” posso soddisfarlo diventa figura.

la direzione dell’attenzione si sposta dalla percezione del proprio bisogno sulle possibilità di soddisfarlo;

fondamentale nella ricerca di una risposta è tenere in considerazione il significato personale del Tema o dell’argomento;

alunni ed insegnanti verificano insieme che cosa del tema é già presente come conoscenze, esperienza diretta, interessi, relazioni etc., per creare la relazione personale;

questa relazione personale é necessaria per creare un apprendimento che abbia un significato personale;

il contatto può essere sostenuto e alimentato tramite mezzi creativi, immagini di fantasia etc.

L’immaginazione e la fantasia sono il “cibo” essenziale nella ricerca del significato personale dell’apprendimento.

Attivare inoltre l’alunno alla ricerca del proprio coinvolgimento al tema e alla sua realizzazione costituisce una fase fondamentale nella Gestalt – Pedagogia e serve tra l’altro ad imparare l’apprendimento.

Si evita così che l’ apprendimento si riduca ad una forma di introiezione, nella quale la materia da imparare viene “versata come con un imbuto”, senza tenere conto dei bisogni individuali;

Fase del “Che cosa faccio” (contatto finale):

la fase può essere descritta come la sensazione di venire assorbito nell’oggetto.

i confini tra l’io e l’oggetto si confondono e diventano tutt’uno;

entusiasmo e partecipazione interiore sono il risultato; lo conosciamo tutti personalmente, per esperienza diretta;

all’alunno si deve permettere uno spazio di libertà sufficiente per poter esaurire il contatto finale.

La fascinazione e l’interesse non devono essere repressi da condizioni normative e regolative eccessivamente rigide che vorrebbero realizzare risultati presumibilmente più importanti.

Compito primario di un insegnante che si orienta alla Gestalt – Pedagogia é sostenere situazioni nelle quali si possono raggiungere intense realizzazioni di contatto;

Momento finale é “che cosa sento dopo averlo fatto” (post-contatto):

nel post-contatto si verificano le conseguenze del processo di contatto;

il contatto finale continua ad oscillare e viene integrato nella persona;

spesso gli alunni continuano a ricordarsi del piacevole vissuto, chiedendo di crearne subito un’altro;

Il modello di contatto offre uno schema abbastanza ampio per un’analisi di interruzioni del contatto.

Nel caso di insufficienti contatti finali l’insegnante può chiedersi se già nella fase del contatto é riuscito sufficientemente a creare negli alunni e in se stesso un rapporto personale con il tema, etc.

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L’apprendimento come processo di contatto si svolge contemporaneamente su più livelli:

Contatto con se stesso

Contatto con gli altri

Contatto con il tema

Contatto con l’ambiente

“Contatto con se stesso”

L’apprendimento spesso viene inibito da schemi o atteggiamenti abituali d’interruzione del contatto, che limitano così il raggio d’azione dell’alunno.

Garantendo lo sviluppo delle sue capacità e del suo potenziale, l’alunno sarà sempre più in grado di riconoscere in se stesso questi schemi e trarne le conseguenze.

Laddove l’insegnante evidenzia i punti di forza dell’alunno, questo può sviluppare una chiara autostima come base fondamentale per uno stabile atteggiamento di apprendimento;

 “Contatto con gli altri”

L’apprendimento si svolge generalmente in un contatto con l’altro; ha una dimensione relazionale; IO – TU

La capacità di stare in contatto con se stesso é condizione fondamentale per poter dialogare e dunque l’insegnante deve sviluppare e sostenere le capacità di dialogo dell’alunno con gli altri 5;

 “Contatto con il tema”

Anche se gran parte della vita scolastica é caratterizzata da rapporti funzionali e razionali, ci sono secondo la Gestalt – Pedagogia ancora “spazi” e “nicchie” per la creazione di esperienze di apprendimento che abbiano un significato personale.

L’apprendimento che ha un significato personale può nascere da motivazioni intrinseche ma anche, in una parte, da motivazioni estrinseche.

Esempio:

L’entusiasmo di un insegnante verso una materia didattica che man mano si trasferisce all’alunno.

La Gestalt – Pedagogia mira al sostegno di un processo di apprendimento che sia all’altezza delle molteplici attitudini e del talento dell’alunno;

“Contatto con l’ambiente”

L’apprendimento é sempre influenzato dalle condizioni di apprendimento, cioè dall’ambiente sociale, economico ed ecologico.

Considerando la attuale crisi ecologica, che é niente altro che un espressione del nostro contatto disturbato con l’ambiente, ci rendiamo conto di come siamo collegati in maniera esistenziale con il complesso mondo ed i suoi sottosistemi.

E’ necessario sviluppare un atteggiamento di reciproca influenza dell’uomo col mondo al posto del presuntuoso e prepotente “Potere sul mondo” – con tutti i suoi danni, che l’uomo pretende di avere.

Propongo di parlare di un “Potere reciproco”. Apertura, Vulnerabilità e Disponibilità al cambiamento sono parte integrante di un tale contatto sinergetico con l’ambiente.

Nella Gestalt – Pedagogia si parla di “Pensiero sistemico retiforme”; versus “Nozioni frammentate”.

Analogamente a quanto finora esposto anche l’insegnamento come processo di contatto si svolge contemporaneamente su più livelli:

Contatto con se stesso

Contatto con gli altri

Contatto con il tema

Contatto con l’ambiente

 

Contatto con se stesso”

L’insegnante che sta in contatto con se stesso sviluppa nella sua formazione / aggiornamento la consapevolezza dei propri schemi di interruzione del contatto e conosce bene la propria percezione selettiva, sa accettare se stesso come condizione per poter accettare gli alunni ed ha la capacità di ascoltare i propri sentimenti, i propri Potenziali e i propri Limiti.

Possiede empatia e la capacità di comportarsi come sente, chiamata anche Congruenza 6, diventando così lo strumento di se stesso.

“Contatto con gli altri”

L’insegnante che sta in contatto con se stesso ha la capacità di stare in contatto con i vari aspetti del proprio sè. Tale capacità incoraggia lo sviluppo di Accettazione, Empatia e Congruenza da parte degli alunni.

Di conseguenza l’insegnante sviluppa da un lato la propria capacità di percepire gli alunni in maniera di poter tenere conto delle singole particolarità, dall’altro rivolge l’attenzione all’atmosfera sociale nella classe e tematizza i “disturbi”.

In questo modo mostra così e non più nasconde la propria persona con i suoi valori;

 “Contatto con il tema”

Compito dell’insegnante é:

organizzare strategie e metodi di apprendimento

organizzare processi interattivi nel gruppo

fornire conoscenze specifiche

Fino ad ora la formazione era troppo centrata sulla formazione specifica e nel contempo c’era carenza di formazione didattica. Attenzione, però, la didattica orientata agli obiettivi dell’apprendimento si occupa di “come posso motivare gli alunni”, la Gestalt – Pedagogia, diversamente, si occupa di “come posso trovare la motivazione degli alunni”.

La motivazione si trova quando l’insegnante riesce a fare emergere il significato personale del tema, cioè, a trovare temi che hanno questa dimensione personale, ma non solo, si trova, quando l’insegnante sa coinvolgere e responsabilizzare gli alunni nella ricerca dei temi, sostenendo così l’autonomia creativa degli alunni.

“Contatto con l’ambiente”

Facciamo parte di un sistema complesso di tanti sottosistemi interagenti e ci troviamo in un rapporto permanente di interscambio.

Questo processo si svolge nella maggior parte dei casi al di fuori della nostra coscienza.

Sperimentare questo collegamento esistenziale costituisce una importante sorgente di comprensione, che porta a:

sviluppare forme di apprendimento e contenuti che rendono possibili la consapevole sperimentazione e l’interazione con il nostro ambiente;

occuparsi con continuità del contatto con l’ ambiente e il mondo che ci circonda in modo da  permetterci da un lato di riconoscere, sfruttare e allargare le proprie possibilità d’azione e di accettare serenamente e umilmente i propri limiti dall’altro;

Concludo riassumendo i principi della Pedagogia della Gestalt:

1. Concentrazione sul contatto

2. Qui ed Ora

3. La persona come centro

4. Consapevolezza

5. Apprendimento attraverso l’esperienza

6. Autosostegno

7. La Gestalt forte

8. Integrazione

9. Responsabilità

10. Apprendimento e Insegnamento nel dialogo

11. Sinergia

12. Libera volontà

 

L’applicazione di questi principi costituisce, secondo la Gestalt – Pedagogia e la mia modesta personale esperienza, un valido aiuto per conservare e coltivare il piacere di apprendere e, conseguentemente, il piacere di insegnare. o viceversa, come volete.

Alexander Lommatzsch

 

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Note bibliografiche:

 

1.       Brown, G. I. (1971) Human Teaching for Human Learning, New York.

Brown, G. I. (1976) Getting it together: Confluent Education, Bloomington.

2.       Burow O. A. (1988) Grundlagen der Gestaltpädagogik, Dortmund.

Cohn, R. (1983) Von der Psychoanalyse zur themenzentrierten Interaktion,Stuttgart

3        Brown, G. I., Petzold H. G. (1978) Gefühl und Aktion, Frankfurt/Main.

4        Perls F., Hefferline R. F., Goodman P. (1971) La Terapia della Gestalt, Roma.

5        Buber M. (1923) Ich und Du. In Dialogisches Leben (1947), Zürich.

6        Rogers C. R; (1972) Die nichtdirektive Beratung. München.